venerdì 30 dicembre 2016

A BETLEMME NASCE GESÙ, FIGLIO DI DAVIDE E SERVO DEL SIGNORE. DAL SALMO 89 (88)


A BETLEMME NASCE GESÙ, FIGLIO DI DAVIDE E SERVO DEL SIGNORE. DAL SALMO 89 (88) 

Canterò senza fine le grazie del Signore, con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nei secoli,
perché hai detto: «La mia grazia rimane per sempre»; la tua fedeltà è fondata nei cieli.

«Ho stretto un’alleanza con il mio eletto, ho giurato a Davide mio servo:
stabilirò per sempre la tua discendenza, ti darò un trono che duri nei secoli».
Ho portato aiuto a un prode, ho innalzato un eletto tra il mio popolo.
Ho trovato Davide, mio servo, con il mio santo olio l’ho consacrato;
la mia mano è il suo sostegno, il mio braccio è la sua forza.
Egli mi invocherà: «Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza».
Io lo costituirò mio primogenito, il più alto tra i re della terra.
Gli conserverò sempre la mia grazia, la mia alleanza gli sarà fedele.
Sulla mia santità ho giurato una volta per sempre: certo non mentirò a Davide.
In eterno durerà la sua discendenza, il suo trono davanti a me quanto il sole,
sempre saldo come la luna, testimone fedele nel cielo.

… Ma tu lo hai respinto e ripudiato, ti sei adirato contro il tuo consacrato;
hai rotto l’alleanza con il tuo servo, hai profanato nel fango la sua corona.

Fino a quando, Signore, continuerai a tenerti nascosto, arderà come fuoco la tua ira?
Dove sono, Signore, le tue grazie di un tempo che per la tua fedeltà hai giurato a Davide?
Ricorda, Signore, l’oltraggio dei tuoi servi (del tuo Servo): 
porto nel cuore le ingiurie di molti popoli, con le quali, Signore, i tuoi nemici insultano, 
insultano i passi del tuo consacrato.

Gloria a te, Padre, Dio sempre fedele.
Gloria a te, Figlio, per il quale si sono attuate le promesse fatte a Davide.
Gloria a te, Spirito, unzione messianica e filiale per Cristo e per noi. Amen.
  
Il Sal 89 (88) è stato sempre considerato salmo messianico. È conosciuto e citato più volte dal NT: At 2,30; At 13,22; Lc 1,51; Ap 3,14.
 Il Salmo riprende la profezia fatta da Natan al re Davide (2Sam 7,8-16) e l’attualizza rapportandola alla situazione storica d’Israele dopo l’esilio. E poiché agli occhi del salmista e dei suoi contemporanei tutto sembra contraddire le promesse di Dio, nella parte finale del salmo, si chiede conto a Jhwh del fallimento delle promesse, quasi fose stato Lui a tradire l’ALLEANZA. 
È, quindi, un salmo messianico che ben s’adatta all’intero mistero di Cristo. “Tutto il salmo profetizza la nascita del Cristo dalla stirpe di Davide e il suo regno” (EUSEBIO). “Ma il mistero di questo salmo si estende alla passione di nostro Signore” (ARNOBIO il GIOVANE). L’intera storia viene giudicata da questo salmo: 
Passato: ci si rifà alle promesse messianiche contenute nella profezia di Natan; 
presente: si lamenta che la casa di Davide sia stata, praticamente, distrutta;
futuro: si chiede e si spera che il Signore restauri la gloria di Davide, attraverso il suo Messia. 
Le vicende storiche verificano la fedeltà di Dio. Perciò il Signore dovrà mostrarsi di nuovo fedele a Davide, come lo è stato nella creazione.
 Le parole che aprono il salmo grazia, e fedeltà, sono l’attributo indefettibile di Dio, che il credente vorrebbe “cantare in eterno” (v. 2). Come esempio storico di questo binomio divino, ci si sofferma, sulla vocazione di Davide, citando, appunto, l’episodio narrato in 2Sam 7. Dio scelse Davide, e non gli altri suoi fratelli, perché è “Signore della storia”. Questa signoria Egli l’ha manifestata già nella creazione e nell’Esodo, quando sconfisse il caos e tutti i nemici che ostacolavano gli Ebrei nel loro cammino verso la Terra promessa.  
Ma veniamo al cuore del salmo, l’oracolo messianico fatto a Davide: “Ho trovato Davide, mio servo, con il mio santo olio l’ho consacrato” (v. 21). Da esso si evince che le scelte di Dio sono sempre imponderabili. Sempre e comunque, in esse si manifesta e glorifica la sua gratuità dei doni di Dio.
 A questa scelta gratuita l’Eletto risponde dicendo a Dio: “Tu sei mio padre” (v. 27).  
È da notare, che mentre il Re, e lo stesso Popolo ebraico, possono dire a Dio “Padre”, in modo adottivo, Gesù lo dice sempre in modo reale (cf. Mc 1,10). Infatti, Gesù è da sempre il primogenito (Rm 8,29; Col 1,15-18; Eb 1,6; Ap 1,5), colui al quale appartengono, per natura, gli attributi divini di fedeltà e grazia, che Dio promette di partecipare al suo Eletto (v 29. 34). 
La promessa ha come garante Dio medesimo. Jhwh ha giurato “sulla sua santità” (v. 36), vale a dire, su se stesso. Le tragedie della storia, elencate nel salmo, non possono mettere in questione la fedeltà di Dio, al più fanno intravedere un altro tipo di Messia. 
 E se c’è un “ma” rinfacciato a Dio perché ha “respinto e ripudiato il suo Consacrato” (v. 39; cf. Rm 8,32); tuttavia, la speranza dei credenti non è morta del tutto. Infatti, proprio in questo contesto,  esplode il grido della sofferenza illuminata dalla fede: “Fino a quando, Signore?…” (v. 47; cf. Sal 13). Anche la tragedia più amara avrà un termine. Ogni Venerdì santo, sfocia nella Pasqua di risurrezione.

A questo punto la supplica si personalizza in modo singolare. Chi contende con Dio è 
il Servo del Signore (v. 51a, secondo alcune versioni, al singolare),
il consacrato dal Signore, cioè il Messia (v. 52).
Poiché questo Servo “si è addossato le ingiurie delle Nazioni” (v. 51b), è facile collegarlo con la figura del “Servo di Jhwh” di cui parla Isaia (Is 53,4). Così il Sal 89, anticipando il NT, ci afferma che il Messia davidico completa la sua missione, assumendo il ruolo e il ministero del Servo sofferente del Signore.
  
La Liturgia del Natale utilizza il Sal 89 solo nella parte “gaudiosa”, cioè, fino al v. 38. È opportuno, però, nella lectio divina personale, ricordare e pregare anche la parte “dolorosa”, perché il Salmo, entrando nella nostra vita la renda, in Cristo, “gloriosa”.
È quanto hanno intuito gli iconografi bizantini che dipingere la Natività, assimilano la mangiatoia ad una tomba, e fasciano il Bambino allo stesso modo con cui sarà fasciato il Crocifisso, per essere deposto nel Sepolcro. Il Verbo s’incarna per morire per noi.
  
Preghiera salmica
 Padre misericordioso e buono, noi che siamo infedeli, le mille volte al giorno, osiamo chiederti conto della fedeltà alla tua parola di salvezza. Non abbiamo, però, altra scelta. Solo sul tuo amore, rivelatoci nella storia di Gesù tuo Figlio, noi possiamo contare, per non essere ripudiati del tutto. 
Accoglici, ancora una volta, nella tua casa, o Padre. Per Gesù, figlio di Davide e tuo Figlio, il quale, per salvarci, si è fatto tuo e nostro Servo. Amen.

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